Dentro la crisi del Barcellona: ecco perché Alfred Julbe potrebbe essere presente e futuro

Più danni della grandine. Questo potrebbe essere il primo commento sulla gestione di Nacho Rodriguez, GM del Barcellona dallo scorso 28 marzo. Allora, una decisione forte del club, che in pochi mesi limitò alla mera direzione sportiva Rodrigo de la Fuente, l’uomo chiamato a raccogliere la pesante eredità di Joan Creus dopo un’altra importante chiusura, quella della gestione Xavi Pascual.

Ma a quasi un anno da quella nomina, Rodriguez, arrivato a passi pesanti negli uffici che contano, pare essere solo un’altra puntata di un «serial» nefasto, come conferma anche l’esonero di Sito Alonso arrivato nella serata di lunedì.

Ma urge ricostruire i fatti per comprendere il tutto, e soprattutto ipotizzare con certi margini di certezza il futuro blaugrana.

Dopo la firma di marzo, Rodriguez è spettatore silenzioso del fallimento della gestione Bartzokas. In ballo c’è un contratto sino al 30 giugno 2018 (avviato con un milione di euro di buyout versato a Kuban), ma continuare non è tra le ipotesi al vaglio. Il coach greco stacca una ricca buona uscita non accettando alcuna mediazione (nonostante la corte del Khimki), mentre Nacho Rodriguez cerca l’assalto a Sarunas Jasikevicius, il cui arrivo saltò già nell’estate 2016 per problemi regolamentari.

Al GM blaugrana riesce la prima impresa: offendere una stella del club. Mesi dopo, Sarunas Jasikevicius racconterà:

«Non abbiamo raggiunto l’accordo perchè l’offerta dello Zalgiris Kaunas era migliore. Pare strano, ma è così. L’offerta del Barcellona era la peggiore che abbia mai ricevuto».

Tanto per intenderci, Jasikevicius è oggi sì il tesserato più pagato del club lituano con Paulius Jankunas, ma per un ingaggio che non supererebbe i 600.000 dollari secondo i media del paese di quei giorni.

Sito Alonso, che da tempo non sviluppava più alcun contatto con il Baskonia dopo un’ottima stagione, firma così il 16 giugno, esattamente nelle ore in cui Jasikevicius annunciava il rinnovo allo Zalgiris Kaunas. Casualità? Forse, quel che conta è che l’accordo sia sino al 30 giugno 2019, con opzione di rinnovo al 2020. Un progetto, senza ombra di dubbio. Un progetto che durerà però solo 234 giorni.

Con Alonso il Barcellona mette sotto contratto nove giocatori (Heurtel, Pressey, Sanders, Moerman, Oriola, Garcia, Seraphin, Hanga), e Rodriguez impone un punto fermo: l’isolamento di Tyrese Rice. Il giocatore finisce ad allenarsi con il Barcellona B, restando «anima nera» sino al 15 gennaio, quando troverà l’accordo in Cina con Shenzhen.

Il prodotto è una squadra senza un vero punto di riferimento, che passa per la serie di cinque sconfitte in fila di ottobre e di sei a dicembre (la peggiore degli ultimi 50 anni di storia del club). Sono negatività che passano per l’errore di mercato Phil Pressey (13’ di media in EuroLeague, meno in Acb), e due questioni sostanziali che rappresentano il vero punto di rottura tra Sito Alonso e Nacho Rodriguez.

A gennaio il coach madrileno rinuncia per alcune gare a Rakim Sanders:

«Non sono felice delle sue ultime prestazioni. Ma non per i risultati, quanto per lo sforzo prodotto»

La sua volontà è provare a ribaltare lo spogliatoio con qualche intervento forte, già prospettato a dicembre, ma in tutta risposta Rodriguez serve il colpo Edwin Jackson. Il pensiero di Alonso? Lasciamolo alle sue parole 24 ore prima dell’ufficialità:

«I giornalisti conoscono solo una parte delle cose. Jackson è una possibilità, ma ci sono altri giocatori come lui, e altri addirittura migliori»

L’1 febbraio il Barcellona cade con Milano in casa, il 4 viene surclassata proprio da Vitoria in Acb. Il record di Alonso è 19-21, Nacho Rodriguez non può attendere come Rodrigo de la Fuente un anno prima con Bartzokas, e opta per l’esonero. Il club non specificherà se ci sia già un accordo sulla buona uscita con il coach madrileno.

E arriviamo quindi al presente, e a quello che sarà il futuro. La squadra passa nelle mani di Alfred Julbe, dal 2015 coach del Barcellona B, senza specifiche sulla durata dell’accordo. Conta comprendere un concetto fondamentale: non si tratta di un assistente come gli altri. Julbe può contare su più di 500 panchine in Acb, con una Copa del Rey conquistata nel 1996-1997 con Badalona. Successivamente, ha guidato anche Saragozza per 4 stagioni.

Ma soprattutto Julbe è considerato «anima libera», sperimentatore del gioco, come quando iniettò acqua per rendere più pesanti i palloni per allenare i tiratori di Girona, o quando regalò un libro di Miguel Delibes ai suoi giocatori prima della finale di Copa del Rey del 1998.

In Spagna sono circolati i nomi di Dejan Radonjic e Velimir Perasovic, in Italia anche quello di Luca Banchi. In realtà, Julbe, nonostante la classe 1960, piace al board catalano per un aspetto fondamentale. «Mes que un club» non è solo retorica, ma base stessa del concetto blaugrana di questi anni. Il Barcellona Basket, dopo l’addio di Pascual e soprattutto di elementi come Hezonja e Abrines, ha perso ogni contatto con la sua radice, che oggi è rappresentata solo da un Navarro in declino.

Julbe, teorico del gioco e uomo della «Cantera», può essere quel che è stato Xavi Pascual. Parte della dirigenza ci aveva pensato già in estate, ora un mandato sino a giugno in una stagione già privata dell’obiettivo EuroLeague potrebbe essere l’esame definitivo per un contratto a lungo termine. E Nacho Rodriguez avrebbe l’arma perfetta per la redenzione. Lo capirà?

Alessandro Luigi Maggi

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